Un altro (inutile?) blog

Poche ore dopo aver scritto il mio primo post, ecco che su twitter emerge un interessante dibattito proprio sui blog e sulla ‘troppa democrazia’. Il tutto parte da un post di Gloria Ghioni su Critica Letteraria (qui), a cui rispondono Arturo Robertazzi (qui) e Marta Manfioletti (qui). Il che mi porta ad interrogarmi su che cosa stia facendo io qui. Beh, non lo so. Probabilmente provo, sperimento e poi chissà.

Resta però il dubbio: che valore ha tutto questo? È davvero troppa questa democrazia? Da una parte online il sovraccarico informativo a tutti i livelli e in tutti i campi è difficilmente gestibile; credo che dovremo inventarci dei filtri (già sta succedendo, basti pensare agli algoritmi che governano Google e Amazon) e in questo sono in pieno accordo con Arturo e la sua idea della logoinformatica. Dall’altra parte del valore di internet è proprio dar spazio e voce alla diversità. Far emergere nicchie, che altrove sarebbero soffocate dalle logiche della produzione di massa. Questo è un cambiamento epocale che dobbiamo imparare a gestire in primis come individui e poi come società (e si ritorna all’idea della logoinformatica). Ma alle volte non serve ergersi dal rumore di fondo, il bello è partecipare, contribuire a proprio modo. Questa è in fondo la mia ‘scusa’, la mia giustificazione, sono qui a scrivere, per dire la mia, anche se probabilmente nessuno la leggerà.

Chiaramente le mie riflessioni qui sono abbastanza generalizzate e non circoscritte alla critica letteraria. Però, scrivendo queste righe, nella mia mente pensavo alla differenza fra il commento del tipo ‘questo libro è un capolavoro, mi ha emozionato tantissimo’ e una recensione approfondita e circostanziata. A volte voglio capire il valore di un libro e riprendo Contini, altre voglio solo sapere se un certo romanzo potrebbe essere una piacevole distrazione. Se poi mi ritrovo a districarmi fra commenti ‘sempliciotti’, beh, è in effetti fastidioso, ma capita, come quando al bar si sentono i discorsi sul tempo, è rumore di fondo che non mi interessa e cerco stratagemmi più o meno efficaci per distrarmi.

Allora ben venga la troppa democrazia della rete, dove posso trovare (a volte a fatica, ma tant’è) entrambi i punti di vista (che a volte sono molti di più). Proprio come in questo caso.

One comment

  1. pantofoladigitale · maggio 21, 2012

    Stasera nella mia reading list ho ‘trovato’ quest’articolo: http://www.readability.com/articles/lgfttb0s, uno studio dell’Harvard Business School, che compara il lavoro dei critici con le recensioni su Amazon. La conclusione? Che le recensioni su Amazon riescono a dare un’idea precisa della qualità di un libro tanto quanto le recensioni dei critici.
    Lo studio viene anche ripreso da questo articolo di un critico professionista: http://www.readability.com/articles/ctdnllyg. In parte difende il ruolo dei critici (e ci mancherebbe!), ma dall’altra riconosce anche il valore delle recensioni online.
    Il punto quindi non mi sembra capire se siano più valide le recensioni di critici professionisti o quelle dei blogger, ma capire come destreggiarsi fra le mille e più informazioni disponibili. Che sia logoinformatica, reputazione, credibilità o fortuna (o magari una commistione di questi elementi), chi lo sa?

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