Librai digitali e crisi da lettura

Book-hangoverHo scritto qui che non saprei immaginarmi un mondo senza librerie, eppure nella mia vita di tutti i giorni ne faccio felicemente a meno. Da anni compro online e con gli ebook posso leggere subito quel che mi va, senza alzarmi dalla scrivania o aspettare il corriere. Soprattutto non mi sento ormai più orfana dei consigli del ‘mio’ libraio Massimo, amico e mentore, dagli infallibili e inesauribili consigli di lettura.

Qualche settimana fa, un po’ per scherzo, ho scritto a due personaggi decisamente particolari: Ciccio Rigoli (@cicciorigoli) e Lucia Zitelli (@luczite). I librai di UltimaBooks. Oggetto dell’email: crisi da lettura. Cioè lo smarrimento che provo dopo aver letto l’ultima pagina di un libro che mi ha emozionata, colpita, appassionata, coinvolta o sconvolta. Dopo libri come Il Visconte di Bragelonne o A un cerbiatto somiglia il mio amore ci sono voluti mesi per tornare a leggere con soddisfazione e serenità. In questo caso la situazione non era così critica, ma sentivo ancora sulla pelle il caldo sole israeliano di Tra amici di Amos Oz e non riuscivo ad allontanarmi metaforicamente dal kibbutz.

Nell’email ho dato davvero poche informazioni, proprio come avrei potuto fare con un libraio in carne ed ossa: adoro la narrativa ebraica/israeliana, ma eviterei il tema dell’Olocausto e della fondazione di Israele; fra le recenti letture: Tra amici di Amos Oz, La trama del matrimonio di Jeffrey Eugenides, L’angoscia del re Salomone di Romain Gray; tendenzialmente preferisco la narrativa straniera (soprattutto anglosassone).

La macchia umana

La macchia umana

Ciccio mi ha risposto in giornata, con due consigli: La macchia umana di Philiph Roth e La svastica sul sole di Philip K. Dick. Ho scartato immediatamente il secondo (non è il mio genere) e mi sono buttata su uno dei pochi Roth che non avessi ancora letto. L’inizio è stato un po’ lento, difficoltoso, ammetto di aver stentato a superare il primo capitolo, per trovarmi poi completamente spiazzata quando si svela il segreto del protagonista (sono tornata indietro a leggere, pensavo di non aver capito, di essermi ritrovata nel bel mezzo di un altro libro!). Da lì in avanti, il romanzo prosegue dirompente, anche se a tratti qualche pagina non mi ha convinta. Il linguaggio è nitido e preciso, i personaggi sono così intensi e vivi, la contestualizzazione politica (con l’esplicito riferimento a Clinton) sagace. Ed è anche stato un ottimo spunto di riflessione sull'(im)perfezione degli ebook (di cui ho scritto qui).

Le vite di Dubin

Le vite di Dubin

Dopo un paio di giorni sono arrivati anche i suggerimenti di Lucia: Le vite di Dubin di Bernard Malamud e La vittima di Saul Bellow.  Bellow è a casa su uno scaffale da anni e lì resterà ancora per un po’. Quindi ho tentato la sorte con Malamud. Premessa: io non sopporto il tema del tradimento, mi fa proprio inc***are, non riesco a concepirlo e non voglio che entri nella mia vita nemmeno con un romanzo. Eppure questa volta ho fatto un’eccezione e non me ne sono pentita. Certo, il libro mi ha turbata profondamente, ma sono contenta di aver riflettuto sulla mezza età, sulla fedeltà e la sincerità, sulla fragilità delle relazioni, sull’importanza dell’onestà verso se stessi e nei confronti delle persone care. Ma soprattutto merita la scrittura dettagliata e cristallina, il periodare d’ampio respiro, le descrizioni della natura e delle stagioni, i dialoghi intensi e cesellati e l’indagare costante le proprie inquietudini. [Grazie Lucia per avermi fatto conoscere un autore di origine ebraica che non conoscevo!]

Insomma, la mia crisi di lettura si è trasformata in una felice scoperta: il rapporto umano, personale, si può instaurare anche online. E il mestiere del libraio trova una nuova forma su internet, con un approccio nuovo, se non relazionale com’è stato finora nei punti vendita fisici per lo meno molto social. E io mi sento meno sola in balia delle mie crisi da lettura!

Ma adesso che ho chiuso Le vite di Dubin sono vittima dell’ennesima crisi da lettura… cosa posso leggere?😉

PS: Lucia ha scritto della mia crisi da lettura qui e qui 🙂

2 comments

  1. Marta Traverso · agosto 1, 2012

    Se ti è piaciuto “La macchia umana” sto leggendo proprio in questi giorni un altro romanzo di Roth che si chiama “Pastorale americana”. Stessi difetti (lento all’inizio, alcuni passaggi un po’ pesanti) ma la storia è molto bella.

    Per quanto riguarda i consigli, tutto dipende molto dal genere: che ne dici di Elizabeth Strout o Jonathan Safran Foer?

    • pantofoladigitale · agosto 1, 2012

      Pastorale Americana mi era piaciuto tantissimo! Idem per Jonathan Safran Foer.
      Elizabeth Strout me l’ha consigliata anche Noemi🙂 ho appena preso ‘Resta con me’ (peccato che non ci sia la versione digitale).
      Grazie mille per i consigli preziosi!

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