Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank

Leggere questo libro, questa raccolta di otto racconti che toccano tutti i temi della letteratura ebraica, subito dopo Ragazze, cappelli e Hitler (di cui ho scritto qui) non è stata una mossa saggia. Perché questi libri hanno saputo toccare le corde più intime della mia anima, hanno colpito il mio inconscio tanto profondamente da entrare nei miei sogni.

Del tema dell’Olocausto, del male che è stato e che ancora potrebbe essere, sono intrisi i racconti, in particolare il primo, che dà il titolo alla raccolta, e l’ultimo, ‘Frutta gratis per giovani vedove’. E proprio questi due racconti hanno lasciato un segno profondo in me.

Nel primo due coppie giocano al gioco di Anne Frank, “altrimenti detto «Chi mi nasconderà?»”: ci si domanda chi fra i gentili, i ‘non-ebrei’, correrebbe il rischio di nasconderci nell’eventualità di un secondo Olocausto. Un gioco che facilmente assume i toni inquietanti del sospetto, instilla il dubbio sulla sincerità e sulla forza dei rapporti con le persone di cui ci circondiamo.

Nell’ultimo racconto si inverte la prospettiva e la domanda che il protagonista si pone riguarda se stesso: “cosa avrei fatto io nelle medesima situazione?”. Il piccolo Etgar “non si spiegava perché suo padre fosse così gentile con il professore” Tendler e solo dopo il suo tredicesimo compleanno il padre accetta di raccontargli l’intera storia. La storia di un ragazzino sopravvissuto all’Olocausto che non esita ad usare la violenza. La storia che insegna a Etgar la relatività delle nostra morale e l’impossibilità di giudicare al di fuori del contesto.

Proprio queste domande, che aprono e chiudono il libro, colpiscono duramente e nel profondo, perché rivolte a me stessa mi hanno lasciata con un’inquietudine nel cuore che non riesco a cancellare. Fino a che punto mi spingerei per aiutare il mio prossimo? Come reagirei io di fronte a tanto odio?

Per concludere, non posso che citare in toto Philip Roth:

Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank è magnifico e conferma un grande talento, quello di Englander, capace di mescolare l’umorismo al dolore. Riesce a parlare dell’Olocausto e dell’Undici Settembre, dell’uso delle droghe e di cosa significhi essere un genitore con una leggerezza ed un acume straordinario. E riesce a comunicare, senza mai essere pesante o volgare, quanto possono essere irritanti alcuni atteggiamenti degli ortodossi. Mi piace tutto.

Titolo: Di cosa parliamo quando parliamo di Anne Frank
Autore: Nathan Englander
Traduzione: Silvia Pareschi
Edizione cartacea: 208 pagine – 19 €
ebook: epub con Adobe DRM (1.5 MB) – 9.99 € – in vendita su Bookrepublic e Ultimabooks
Speciale dedicato al libro sul sito dell’editore

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