1948

Leggendo questo libro forte e duro ho preso appunti, proprio come quando affronto un saggio. Ma 1948 non è un resoconto di guerra, né la biografia di un reduce. È un romanzo che parte da vicende reali per raccontare una storia universale, che molto ha da insegnare sulla guerra e sulla vita.

Con questo racconto così personale, infatti, Yoram Kaniuk ci fa vivere la guerra nei piccoli, apparentemente insignificanti dettagli di ogni giorno. Non attraverso i dati sterili che ci hanno insegnato a scuola che astraggono gli eventi privandoli della loro concretezza, ma attraverso vicende di guerra vissuta da un ragazzo ‘qualunque’. Una guerra umana, vicina, vera.

Eppure lo stesso Kaniuk dubita del valore dei ricordi di cui scrive:

Non sono sicuro di cosa ricordo per davvero, perché non mi fido della memoria. La memoria è furba e non possiede un’unica ed esclusiva verità.

Ricordo poco. E in fondo non è così importante quello che è successo davvero.

Come se scrivesse per placare un demone interiore, consapevole di scrivere in base ad una propria necessità, non a onore del vero, ci conduce fra i suoi ricordi, instillando in noi il dubbio, ma al contempo trasportandoci in un passato quanto mai vero.

Allo stesso tempo, attraverso la sua esperienza assolutamente personale, Kaniuk ci offre un’interpretazione degli eventi che va ben oltre il ricordo di un vecchio scrittore che da ‘cinquantanove anni prova a scrivere queste cose’. E così capiamo che la guerra d’indipendenza è stata fatta da persone, ragazzi, con ideali, ma anche tanto incerti e incoscienti. È una guerra di uomini e soldati semplici, non di strategie e comandanti, proprio per questo tanto più terrificante.

Tuttavia, come Englander nel racconto ‘Frutta gratis per giovani vedove’ (di cui ho parlato qui), Kaniuk relativizza le azioni stesse sulla base del contesto e riconosce l’impossibilità di giudicare a priori.

Certo, la memoria è dura per chi non è stato laggiù e non ha visto come le persone sbagliavano e non sbagliavano, prendevano decisioni assurde ma anche ardite.

Perché chi non c’era, chi non è stato in guerra in fondo non può capire.

C’è qualcosa nei soldati, in ogni guerra che la gente che non ha combattuto non saprà mai: la tremenda dipendenza dall’uccidere che ti tocca.

C’è un istinto primordiale nell’uomo, siamo nati per uccidere per vivere, per essere cacciatori, per proteggere la nostra famiglia […] Ogni soldato che combatte ama sparare e uccidere. Ha un nemico. Il nemico non lascia spazio al bisogno di fare della morale o qualcosa del genere.

Così un libro come 1948 ha una rilevanza storica che prescinde dai meriti letterari. Ma resta un romanzo stupendo, che sa unire spunti comici a momenti lirici, immagini crude a sfuggenti attimi di poesia. E in una lingua mirabilmente resa dalla traduzione di Elena Loewenthal il fiume in piena della memoria si tramuta in un racconto coeso, spietato, vero e frammenti di ricordi riescono a dipingere una sorta di Guernica israeliana, in cui ció che conta è la guerra, nella sua spietata concretezza e nella sua folle quotidianità. Sprazzi di adolescenza rubata che stridono nel contesto della guerra riempiono il cuore del lettore di tenerezza nei confronti di questo ormai vecchio scrittore. La devastante semplicità con cui un convoglio di sopravvissuti alla Shoah si insedia in un villaggio arabo da poco sgomberato, mentre i profughi aspettavano, speravano dietro una cinta di filo spinato di tornare alle loro case, colpisce come una pallottola dritta al cuore per l’ineluttabilità dello strazio da ambo le parti.

Quel che resta alla fine è una grande voglia di vivere, di pace. Così come l’uomo Yoram si difende dagli orrori della guerra con l’apatia, non appena torna alla vita, torna a pulsare il suo cuore, con i desideri per i quali vali la pena di vivere.

Volevo baciare una donna, dopo che avevo ucciso degli uomoni.

La potenza di questo libro crudo, spietato e vero da togliere il sonno a chi ha sempre vissuto in pace non sta solo nell’indagare la memoria della guerra da un punto di vista assolutamente relativo e soggettivo, ma nello spiegarla a chi della guerra ha solo letto in termini astratti, riducendola ai dettagli più veri, per quanto tanto più scottanti, perché solo capendo l’orrore della guerra possiamo evitare che si ripeta.

Ora, anche se non è rimasta traccia o memoria della maggior parte dei combattenti del Palmach che hanno fatto lo stato di Israele senza nemmeno rendersene conto, poco importa.

In fin dei conti loro sanno quel che sappiamo noi [n.d.a. i reduci], gli smemorati che s’inventano il passato da dentro di noi.

Titolo: 1948
Autore: Yoram Kaniuk
Traduzione: Elena Loewenthal
Edizione cartacea: 190 pagine – 15 €
ebook: epub con Social DRM (1.4 MB) – 7,99 € in vendita su Bookrepublic e Ultimabooks

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...