Perché gli editori dovrebbero sostenere le librerie

MMyopic books - Chicgoi sono trovata a riflettere sul senso delle librerie e sulle abitudini di scelta e acquisto dei lettori dopo essermi imbattuta in questo post dal titolo eloquente: “Why online book discovery is broken (and how to fix it)”. In sintesi, secondo una recente ricerca presentata al Digital Book World, se il 60% degli acquisti è effettuato ormai online, solo nel 7% dei casi il libro è stato ‘scoperto’ online, contro il 20% in libreria. Ovvero compriamo online, ma scegliamo ancora fra gli scaffali di librerie.

Per questo gli editori in primis dovrebbero proteggere le librerie fisiche. Davvero?

Sì, ma non più solo per ragioni strettamente culturali. Le librerie diventano delle vetrine, si riscoprono uno dei principali strumenti di visibilità e pubblicità e gli editori dovrebbero considerarle partner strategici. Ma se le vendite si spostano online, per sostentarsi le librerie devono poter contare su altre forme di guadagni. Ben vengano, quindi, cappuccini, matite colorate, auricolari trendy e simili, ma bastano? Proprio a Librinnovando il presidente dell’ALI Alberto Galla è parso scettico sui guadagni relativi alla caffetteria che ha aperto nella sua libreria di Vicenza.

E allora forse l’idea di business della mai aperta Libreria Kmzero di Milano di chiedere agli editori un contributo per lo spazio messo a loro disposizione non pare più così completamente assurda. Le librerie diventerebbero dei flagship store, delle grandi vetrine per trarre spunti e ispirazioni, per scoprire e ‘palpare’ i libri, per un successivo ed eventuale acquisto online. Resta il problema di come conciliare una politica contributiva che garantisce agli editori uno spazio con il ruolo critico del librario, che sceglie e sa consigliare.

Ma se si acquista online per ragioni di convenienza economica potrebbe essere più efficace investire da un lato in price innovation, prendendo spunto da pratiche di estremo successo come il Kindle Daily Deal, dall’altro in strategie di marketing volte a migliorare il dialogo con i lettori, per instaurare un rapporto basato sui contenuti e non sulla vendita.

Rapportando questo discorso alla mia esperienza personale: acquisto da anni quasi esclusivamente online, ma a lungo ho continuato ad aggirarmi per gli scaffali delle librerie in cerca del ‘prossimo libro’ da leggere. Tuttavia nell’ultimo anno la rete è diventata la fonte principale di ispirazione: seguo su Twitter i miei editori del cuore, ma anche alcuni bookblogger di cui ho imparato a fidarmi, leggo sempre con interesse la newsletter degli store con offerte e consigli. Insomma (per non fare nomi e cognomi…) per me i tweet di Edizioni E/O (@edizioniEO) e della Giuntina (@giuntina1980), le board Pinterest sulle ultime novità di Einaudi, i post di Tazzina-di-caffè, le newsletter di Bookrepublic e i consigli dei librai virtuali Ciccio e Lucia hanno sostituito quasi completamente le ore passate a gironzolare in libreria.

Eppure quanto capito fra banconi e scaffali, mi perdo con soddisfazione fra le pagine di qualche libro, godo del piacere fisico della carta fra le mani e puntualmente finisco per aggiungere qualche titolo alla mia wishlist su Pinterest🙂

PS: segnalo anche alcuni articoli interessanti sul tema: Quale futuro per le librerie e i librai? di Alessandro De Giorgi (@futurodeilibri), La rivincita dei canali fisici? sul Giornale della Libreria e Librerie, quale futuro? di Patrizia La Daga (patrizialadaga).

8 comments

  1. LaLeggivendola · gennaio 23, 2013

    Uhm… comprendo il ragionamento, ma ammetto di non essere d’accordo. Il rischio sarebbe di dare eccessivo spazio agli editori che se lo possono permettere e tagliare fuori i piccoli-medi. Che poi le case editrici dovrebbero pure fare qualcosa per sostenere le librerie, questo è verissimo. Però più in clima di collaborazione reciproca che di semplice rapporto d’affari. Organizzare più eventi che abbiano luogo nelle librerie, ad esempio.

    • pantofoladigitale · gennaio 23, 2013

      Infatti nemmeno io penso che la strada di ‘comprare’ lo spazio in libreria sia percorribile anche per i motivi che adduci. Però è una provocazione, non tutti gli editori hanno capito che le librerie sono partner con cui lavorare.
      Il difficile è capire quali nuove strade percorrere per collaborare🙂

      • LaLeggivendola · gennaio 23, 2013

        Oh. Beh, ma io sono tanto abile nel cogliere le sfumature nelle altrui affermazioni xD
        Ammetto che la situazione attuale mi preoccupa abbastanza. Gli editori che ne hanno effettivamente capito qualcosa sono pochi e medio-piccoli, gli altri continuano a massacrare il mercato a vagonate di libribbrutti e prezzi improponibili. Non so se arriverà il momento in cui Mondadori&Co. si diranno ‘Fermi tutti! Che stiamo facendo?’, trovo molto più probabile il collasso.
        Credo che una soluzione potrebbe essere anche una collaborazione più stretta tra le librerie indipendenti superstiti, tempo fa avevo letto che in USA (erano gli USA? Uhm. Perché non mi appunto i post più importanti?) era stata fondata una specie di rete/community/non-so-come-definirla e la cosa aveva funzionato…
        Il giorno in cui poi qualcuno ai piani alti considererà la possibilità di fare qualcosina per ‘creare’ nuovi lettori, poi… campa cavallo.
        … chiedo perdono per il papiro^^’

        • pantofoladigitale · gennaio 23, 2013

          Ma che perdono, piuttosto grazie, la discussione su questi temi è davvero importante🙂
          Ammetto di temere il collasso… ma chi lo sa!
          Il problema è complesso, non ci si può aspettare che gli editori facciano tutti da soli. La promozione della lettura dovrebbe in primis essere una priorità delle istituzioni, ma è innegabile che se il sistema editoriale (editori, autori, librerie, ecc) lavorasse insieme per aumentare gli indici di lettura tutti ne trarremmo benefici.
          Personalmente credo che nella capacità di fare rete si possano trovare se non soluzioni, almeno spunti e percorsi che vale la pena seguire.
          Poi chi lo sa!
          Da lettrice per te cosa funzionerebbe?

  2. LaLeggivendola · gennaio 23, 2013

    Non m’incoraggiare, che poi vado avanti per secoli T__T
    Da lettrice… beh, onestamente non è che io abbia poi questa gran fiducia nelle istituzioni. Giusto ieri ho letto un post – che ovviamente non mi sono segnata >_>’ – sulla quantità d’iniziative legate alla lettura in Canada. Qui da noi… ecco, le istituzioni dovrebbero, ma non fanno. E non nutro molte speranze in questo senso… è per questo che l’immobilità di tante CE mi pare tanto assurda, dopotutto sono loro a fare e vendere libri. E’ nel loro interesse mantenere il mercato saldo, eppure sembra facciano a gara per chi vuole farlo fallire prima ò_ò Mi sconcerta.
    Personalmente credo che la decrescita editoriale sarebbe un passo enorme. Darebbe un po’ di respiro alle librerie, eviterebbe la scomparsa di certi libri nel giro di pochi mesi e, soprattutto, se si pubblicasse meno, si pubblicherebbe meglio. Un libro più ‘bello’ e meglio editato e tradotto.
    E poi… beh, qui comincio già a sognare xD Sogno ritrovi e iniziative che, tramite blog, librerie e biblioteche, riescano a coinvolgere anche i non-lettori, soprattutto i più giovani, che sono più facilmente ‘recuperabili’. Sul mio blog – giuro che non ho l’intento di spammarmi! – ho creato una pagina apposita per elencare parte degli eventi che prima o poi vorrei organizzare… sono perlopiù cavolate. Anzi, sono soltanto cavolate. Però credo che ci sia bisogno di fare uscire i personaggi dai libri per andare a scovare i lettori. Tipo un picnic in costume in Piazza Duomo a Milano, distribuzione di tè e biscotti e incipit dei romanzi della Austen. O un ritrovo, sempre in un luogo affollato, di lettori in pigiama, muniti di plaid e libro. Saranno cavolate, però… non so, credo che in Italia ci sia bisogno di togliere il fattore ‘noia’ dall’idea di libro. E credo che mostrare l’idiozia dei lettori sia un ottimo modo per riuscirci…

    • pantofoladigitale · gennaio 23, 2013

      Certo che ti incoraggio! Di mille idee che possiamo avere, se una funzionasse sarebbe già una buona cosa, no?
      Concordo con te sulla ‘decrescita editoriale’, ma mi sembra che l’editoria sia bloccata in un circolo vizioso da cui non è possibile uscire… poi chissà! Magari con il digitale si potrebbe arrivare ad una situazione simile a quella discografica, in cui si ‘stampano’ solo i grandi o dopo un comprovato successo in digitale.
      Io sono scettica riguardo alle iniziative che puntano all’aggregazione fisica delle persone, ma solo perché io per prima difficilmente partecipo. Escludendo il Salone del Libro negli ultimi due anni sono stata ad una sola presentazione e ad un Flash Book Mob. E mi pare poco (da parte mia). Ma la tua idea in stile Jane Austen mi piace da impazzire!!!
      Forse si tratta solo di rendere il libro (o anche l’ereader) un oggetto ‘di moda’, di distinzione. Ne parla oggi Alessia Rastelli su Ehi Book. Se si iniziasse a eliminare il ‘fattore noia’ saremmo già a buon punto!

  3. Cruna · gennaio 24, 2013

    Un’autentica “rivoluzione dei prezzi” senz’altro riporterebbe molte persone all’acquisto in libreria; ma in attesa che questa avvenga (se mai..), credo che questi luoghi meravigliosi dovrebbero radicalmente trasforsi in centri culturali, autofinanziati tramite tesseramento. Luoghi in cui un personale realmente competente (sapete quanti specializzati in critica e letteratura sono a spasso?) possa organizzare incontri per i lettori, gruppi di studio tematici ed altro. Per quanto in Italia si legga “poco”,infatti, non siamo poi davvero così pochi noi lettori e soprattutto molti di noi non disdegnagno affatto quelle fortuite circostanze in cui parlare di libri si può, senza venire etichettati come “noiosoni” o come “frivoloni”, se per caso tiriamo fuori l’ultimo libro di genere di infima categoria che ci ha fatto ridere.
    Ok, la legge del mercato non è proprio dalla parte di questa idea, che forse potrà sembrare solo un’altra sciocchezza romantica, ma io credo fortemente che se è vero che le librerie per sopravvivere devono cambiare (e venderle agli editori, per quanto stimati, MAI! Comprendo che una loro partecipazione, oggi, in questo momento di transito potrebbe aiutare le piccole librerie a non chiudere, ma non credo sarebbe una buona soluzione “definitiva”) è altrettanto vero che anche i lettori devono cambiare e mettersi in gioco, mettendo la propria esperienza a disposizione degli altri, andando in libreria non come in un supercato (entro, guardo, compro o non compro ed esco), ma come in un luogo di crescita in cui ricevere e dare.
    Al momento posso solo sostenere le piccole della mia città acquistando i cartacei ai prezzi non competitivi che conoscete, nonostante molte delle mie letture da più di un anno siano in digitale. Non mi dispiacerebbe in un futuro pagare una tessera annuale di 200 euro l’anno (cifra approssimativa che spendo oggi per i libri cartacei) per fruire e godere di un luogo d’incontro e scoperta. Infondo, annualmente, non ne spendiamo anche di più per la palestra? Per le serate danzanti? Per le serate “sbevazzanti”? Credete che io sia l’unica lettrice pazza a pensare una cosa del genere o che non ci siano lettori disposti a pagare per incontrarsi?
    Oddio, mi sono dilungata troppo e non ho neanche centrato a pieno il commento al post.. spero che “pantofola” non si arrabbi ^__^

    • pantofoladigitale · gennaio 25, 2013

      La Pantofola non si arrabbia mica, anzi! Io non ho assolutamente idea di che succeder° e mi piace raccogliere spunti per poter riflettere.

      Tu cosa intendi per “rivoluzione di prezzi”? Auspichi prezzi fissi senza sconti, uguali per tutti? Oppure sei per la liberalizzazione dei prezzi? Io ovviamente ho le idee confuse al riguardo. Per le librerie il prezzo fisso sarebbe un aiuto, ma non so quando efficace nel lungo periodo. D’altra parte per gli ebook la libertà con cui si fissano e si cambiano i prezzi produce risultati interessanti.

      Cavolo, sei molto affezionata alla tua libreria, se spenderesti 200€ all’anno per sostenerla! La tua idea è nobile, però sinceramente non so quanto sia applicabile. Qui a Torino il Circolo dei Lettori sta ‘lanciando’ delle tessere di sostegno (ai titolari diversi ‘vantaggi’: dalla prenotazione del posto in alcuni eventi, ad eventi dedicati, gruppi di lettura, ecc), potrebbe funzionare, ma perché si tratta di un ente ben diverso da una libreria: gli editori pagano per presentare, c’è il sostegno di enti e istituzioni, il circolo ha una certa notorietà e visibilità, spazi ampi e bellissimi.
      Se altre librerie di Torino cercassero di fare lo stesso, dubito che i risultati sarebbero positivi. In fondo siamo abituati ad incontri e presentazioni ‘gratis’.
      Purtroppo poi c’è la questione del tempo: non so te, ma io in un anno ho tempo di andare ad un paio di presentazioni, non di più.

      Ci sarebbe poi anche da considerare che nel momento in cui si riconosce un valore culturale ai libri, le librerie non sono solo più soggette alle leggi di mercato, in quanto veri e propri operatori culturali. Per questo diventa importante sostenerle. Ma non indiscriminatamente, bisogna capire quali possono essere le forme di sostegno più indicate, quali i soggetti da coinvolgere e soprattutto capire quali i risultati attesi, in modo tale da massimizzare il supporto. È evidente quindi che servirebbe un organismo in grado di coordinare gli interventi… ma qui diventa un discorso ‘politico’, e mi devo tirare indietro, perché non ho le competenze e le conoscenze necessarie per un parere circostanziato. Certo però è che si potrebbe prendere spunto da altre realtà (LaLeggivendola ricordava delle iniziative canadesi, sarebbe da approfondire!).
      Laddove non arriva un intervento istituzionale, spero possano anche intervenire gli editori e i lettori, magari in maniera coordinata e non lanciando campagne isolate che puntano solo allo sconto (ne parla Patrizia La Daga sul suo blog). Come vedi, nonostante un commento spropositatamente lungo non è che io abbia tirato fuori delle idee… ma almeno cerchiamo di ragionarci insieme🙂

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